venerdì 3 settembre 2010

Di cosa parliamo quando parliamo di ansia

L'ansia è una componente fisiologica fondamentale che si è evoluta per difenderci dai pericoli insiti nell'ambiente. E' normale avere paura di fronte a un pericolo reale. In questo caso i nostri muscoli si tendono, il cuore batte più forte per garantire un maggiore apporto di ossigeno, siamo pronti insomma alla reazione di attacco o fuga. Questo è un meccanismo evolutivo che si è sviluppato per garantire la nostra stessa sopravvivenza. E' ansia fisiologica e non ha ripercussioni sul normale svolgimento della nostra vita, anzi ci protegge, consente di riconoscere i pericoli ed è una tutela per noi. Se non avessimo la capacità di riconoscere un pericolo e di attivare il nostro organismo per affrontarlo metteremo continuamente a repentaglio la nostra incolumità.
Ma quando l'ansia diventa patologica? Quando i meccanismi di tensione e allerta scattano in assenza di un pericolo reale e, spesso, diventano invalidanti perché non consentono una vita relazionale e personale soddisfacente.
Pur considerandone i limiti e giudicandolo spesso imperfetto, citerò frequentemente, come fonte di informazione,  il DSM IV (l'acronimo sta per "Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali") che è, ad oggi, uno dei maggiori, se non il principale, strumento diagnostico utilizzato dagli psicologi e dagli psichiatri di tutto il mondo.

Nel DSM IV sono state costruite tre diverse categorie diagnostiche legate all'ansia: disturbi d'ansia, disturbi somatoformi e disturbi dissociativi. "La prima di tali categorie, i disturbi d'ansia, è stata a sua volta suddivisa in disturbo da attacchi di panico, fobie, disturbo ossessivo compulsivo, disturbo post traumatico da stress e disturbo d'ansia generalizzato."

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"Una crescente mole di evidenze empiriche collega lo sviluppo di alcune forme di ansia a meccanismi biologici. Una infusione di lattato indurrà attacchi di panico in pazienti che soffrono di questo disturbo. Le percentuali di concordanza per certi disturbi d'ansia sono più elevate nei genelli monozigoti che in quelli dizigoti. Alcune ricerche suggeriscono che l'attacco di panico acuto nasce nel tronco cerebrale e riflette un'iperattività spontanea di nuclei noradrenergici, in associazione con una diminuita soglia di eccitazione dei chemiorecettori respiratori midollari. Altre alterazioni del funzionamento biologico sono state messe in relazione con specifici disturbi d'ansia".

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"Ricerche genetiche (Lesch et al., 1996) hanno dimostrato che gli individui con una versione più corta del gene coinvolto nel trasporto della serotonina possono avere una maggiore ansia, associata a un temperamento nevrotico, rispetto a quelli che hanno una versione più lunga del gene. Il gene più corto codifica per una proteina che è meno efficace nel trasportare la serotonina. Quasi il 70% degli individui ha una versione più corta e meno efficiente del gene, che si traduce in una maggiore ansia. Un'interpretazione di questo dato è che questa distribuzione possa essere in effetti il riflesso di una selezione naturale, nel senso che gli individui tendenzialmente più ansiosi potrebbero essere meglio equipaggiati per sopravvivere rispetto a coloro che sono meno preoccupati o apprensivi".

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